Instant messaging a rischio in Italia? Quando le bufale arrivano dai colossi della rete

la rete internet risulta essere davvero uno strumento affascinante, ma può anche essere abbastanza foriera di notizie un pochihno, diciamo così, edulcorate e pompate per poter raggranellare click i quali, in molti casi, possono anche equivalere a qualche soldino in più.

Possiamo annoverare tra questi casi anche la notizia che ha girato nei giorni scorsi e di cui anche noi di NvApple.it abbiamo scritto in questo articolo, che sparava la bomba legata alla possibilità che AgCom stesse approntando un piano per costringere gli sviluppatori di app come Whatsapp a diventare a pagamento per poter rientrare dei mancati guadagni legati all'uso della rete da parte di questo tipo di applicativo.

Ci teniamo a sottolineare come testate ben più importanti della nostra hanno fatto accendere la miccia e che quando colossi quali Panorama, Repubblica o, per restare sul genere più tecnologico, Macity scendono in campo ecco che il dubbio che la news sia veritiera scatta non credete?

Ed invece?

Invece no, da quella che è stata un'indagine conoscitiva del garante si è costruita, decisamente ad arte, un tipo di news che ha generato un traffico incredibile in rete e che, credeteci, ha giovato proprio a questi colossi dell'informazione portando al loro orticello un paio di giorni di gloria, visibilità e click!

Tornando a bomba sul fatto preciso, ecco quindi un articolo decisamente illuminante di Debunking dove viene spiegato, in maniera dettagliata, come AgCom si sia limitata ad un indagine conoscitiva attraverso la quale si evince come Whatsapp, iMessage, Viber et similia abbiano, ormai, preso il posto di sms e chiamate convenzionali sfruttando la rete internet e tutte le tecnologie ad essa connesse.

Un articolo di rettifica, da parte nostra, era d'uopo e giusto nei confronti dei nostri lettori, ma chissà se testate ben più blasonate della nostra avranno la stessa delicatezza per i loro visitatori?

Ai posteri l'ardua sentenza ed, ovviamente, lunga vita all'instant messaging!

Una rettifica anche dalla pagina "Una vita da social"

Oltre al blog www.debunking.it , la rettifica del falso scoop su Agcom e i programmi di messaggistica, arriva anche dalla pagina facebook della polizia di stato, dedita alle truffe e notizie false su internet, la pagina chiamata Una vita da social, che pubblica il seguente testo, che sintetizza perfettamente il problema:

Nel mondo un miliardo di persone usa Whatsapp. Ogni giorno - solo in Italia - vengono scambiati milioni di messaggi grazie a questa applicazione che in pochi anni ha mandato in soffitta gli sms. Eppure Whatsapp (ma anche Telegram, iMessage, Facebook Messenger, Skype, per esempio) non paga l’uso della rete telefonica.A questi temi ha dedicato una ricerca l'Agcom, che presenta "i numerosi problemi regolamentari posti dallo sviluppo e dalla diffusione dei consumer communications services, passando in rassegna le possibili opzioni regolatorie in ambito europeo e nazionale, evidenziandone rischi e opportunità". Un pedaggio alle società Tlc? - Secondo quanto anticipato da Repubblica, il Garante nell’indagine sottolinea che Whatsapp, ma anche le altre applicazioni simili, potrebbero pagare un pedaggio "non punitivo" alle società di telecomunicazione che invece investono (e tanto) sullo sviluppo delle reti. Un tema su cui a dire il vero si dibatte da tempo e che non riguarda solo Whatsapp ma tutti i colossi del web, da Google a Apple, che sfruttano un’infrastruttura già esistente.Chi paga alla fine? - Queste applicazioni usano anche i numeri di telefono che le società acquistano dallo Stato prima di assegnarli ai propri clienti. E lo fanno sempre gratis. Un doppio privilegio che andrebbe quindi in qualche modo regolamentato attraverso una negoziazione tra gli sviluppatori delle app e le compagnie telefoniche. Tra le misure ipotizzate vi è quella che Whatsapp e le altre app remunerino l'utilizzo delle infrastrutture. "Il fine - speiga il Commissario dell'Agcom Antonio Preto - è quello di promuovere gli investimenti sostenuti dagli operatori di rete che sostengono l'ingente quantità di traffico dati che i servizi a valore aggiunto generano".I'ipotesi accordi di interconnessioni - E' un'ipotesi - precisa Preto - riguardante "gli accordi d'interconnessione tra 'ott' e 'tlc' da realizzarsi, per esempio, attraverso un obbligo di negoziazione, con l'obiettivo di individuare le modalità d'interconnessione e il relativo prezzo", precisa il Commissario. Ciò non implica costi diretti per l'utente e la possibilità per i fornitori di servizi di messaggistica istantanea di poter attingere al credito telefonico".L'indagine dell'Agcom, sottolinea comunque in una nota l'Autorità, "non impone, né avrebbe potuto imporre data la natura conoscitiva della medesima, alcuna misura specifica in capo agli operatori Ott, come erroneamente anticipato da alcuni organi di stampa, tantomeno oneri economici in capo a soggetti attualmente estranei all'attività regolamentare dell'Agcom".

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